Congresso Internazionale
Dublino 2003

A Maynooth, presso Dublino in Irlanda, si è celebrato (5-12 settembre 2003) l'XI Congresso Internazionale dei Cappellani delle Carceri, cui hanno partecipato con diritto di voto attivo e passivo i Cappellani Generali preposti alla Pastorale carceraria nei loro paesi di origine dalle rispettive Conferenze Episcopali. La Dichiarazione Finale di tale Congresso si articola sul suo titolo programmatico, che era: "Le carceri del terzo millennio sfidano Stato, Chiesa e Società". Nel corso dei lavori è stato eletto il nuovo Presidente della Commissione nella persona dell'austriaco Prof. Christian Kuhn. Delegato per l'Europa (la struttura si compone di cinque delegazioni) è stato riconfermato il Diacono Heinz Peter Echtermeyer, di nazionalità tedesca.

Al Congresso si è recato come membro di diritto l'Ispettore Mons. Giorgio Caniato, che ha chiesto al Cappellano della C.C. Napoli "Poggioreale" di accompagnarlo, per l'inglese dei lavori. Lo stesso Cappellano ha poi stilato la Cronaca del Congresso.

La traduzione della Dichiarazione Finale che qui proponiamo è stata elaborata dall'Ispettorato dalla versione francese.

DICHIARAZIONE FINALE DEL CONGRESSO

 

I responsabili nazionali della pastorale cattolica delle carceri, membri della Commissione Internazionale della Pastorale Cattolica delle Prigioni (ICCPPC) si sono riuniti in Congresso mondiale a Dublino (Irlanda), con la partecipazione di rappresentanti di 54 paesi dei 5 continenti, dal 5 all'11 settembre 2003. Il Congresso aveva per tema "Le carceri del terzo millennio lanciano una sfida alla Chiesa, allo Stato e alla Società".

 

1. I grandi problemi del nostro mondo, come la povertà, l'ineguaglianza fra le nazioni e il terrorismo sono stati al centro delle loro riflessioni. Essi indirizzano questa dichiarazione a tutti i loro fratelli e sorelle cristiani e a tutti gli «uomini di buona volontà».

§ la povertà è la radice del male e il «flagello della libertà». Essa genera malattia e fame. In molti paesi, essa è spesso tale che i giovani sono disperati e la delinquenza è per loro l'unica soluzione di sopravvivenza.

§ l'ineguaglianza fra le nazioni che aumenta scandalosamente ogni giorno genera l'immigrazione selvaggia, lo sfruttamento e il traffico di esseri umani che vengono trattati come generi di mercato.

§ il terrorismo cieco ha suscitato in numerosi paesi un forte senso di insicurezza, e i poteri reagiscono troppo facilmente con crescente repressione, che provoca anche molte vittime innocenti e spesso non rispetta i diritti delle persone detenute. Pensiamo in particolare alle persone rinchiuse a Guantanamo.

In nome della sicurezza, le carceri si riempiono in molti paesi con disprezzo delle condizioni minimali di dignità, fino al rischio di esplodere.

 

2. Le persone detenute e le persone libere appartengono alla medesima umanità. Il carcere è il riflesso di una società, e spesso della sua ingiustizia e della sua violenza: sono soprattutto i poveri a essere gettati in carcere.

Per i cristiani, i detenuti, come tutti gli esclusi dalla società, sono al centro della missione della Chiesa. Quando i cristiani rigettano i detenuti, è la Chiesa che si mostra infedele alla sua missione: "Gesù è venuto a salvare ciò che era perduto".

Noi ripetiamo qui il nostro impegno presso i carcerati in nome di Cristo. Noi pensiamo che il carcere debba essere l'ultima risposta alla delinquenza e che molte persone non dovrebbero essere incarcerate. Sappiamo nondimeno che delle persone sono in carcere perché rappresentano un pericolo troppo grande per certi cittadini o per la società. Ma anche queste persone mantengono il diritto di sperare: una pena perpetua uccide la speranza e noi non possiamo mai disperare totalmente di un essere umano.

 

3. Ricordiamo alcune convinzioni che ispirano il nostro ministero.

§ Il rispetto della persona umana: i diritti dell'uomo non sono né negoziabili né meritori. Per questo, con la Chiesa noi denunciamo fermissimamente la pena di morte là dov'essa viene ancora applicata, la tortura e tutti i trattamenti inumani, la durata interminabile della detenzione provvisoria in molti paesi, e la carcerazione dei bambini e dei minori.

§ Un paese che non rispetta i diritti dell'uomo e dove la giustizia non è indipendente diviene una minaccia per tutti i cittadini. La sicurezza e i diritti dell'uomo non sono incompatibili, sono complementari. Noi apprezziamo e sosteniamo gli sforzi della Giustizia e della Polizia quando esse lottano contro le piaghe che sono la corruzione e l'abuso di potere.

§ La libertà di praticare la propria religione e di ricevere assistenza spirituale è un'espressione superiore della libertà di coscienza, e la libertà di coscienza è un diritto assoluto di cui le persone detenute non possono essere mai private.

 

4. Quando si incarcera una persona, è tutta una famiglia che subisce l'umiliazione del carcere: così il carcere riguarda direttamente molte persone. Di fatto, è tutta la società che è interpellata dal carcere.

Noi pensiamo con altrettanta preoccupazione alle vittime e ai loro cari: nessuno le aiuta veramente ad accettare la solitudine della loro angoscia per far sì che il loro dolore non si muti in odio. Essere vittima, è sempre aver subito il disprezzo ingiustificato di un altro. Il primo bisogno di una vittima è essere ascoltata e riconosciuta nella propria sofferenza. Molto spesso, i detenuti sono stati all'inizio delle vittime, vittime della miseria, vittime sessuali… È perché essi non sono stati compresi che sono divenuti colpevoli essi stessi.

Per medicare le piaghe delle vittime, la cosa più importante è rendere loro giustizia  confermando solennemente il male che esse hanno subito: più che la vendetta o la pena inflitta al colpevole, è un processo equanime che può cominciare a dar un senso alla loro angoscia. Di fronte a delitti innominabili, dire il perdono di Dio è spesso difficile, anche impossibile. Ma quando il perdono è possibile, esso guarisce le vittime e apre loro di nuovo un avvenire.

 

5. È di grande incoraggiamento vedere che molti paesi lavorano per umanizzare il loro sistema penale. Ci sono ad esempio la recente decisione del Parlamento Irlandese di abolire ogni riferimento alla pena di morte nella Costituzione; «il lavoro della verità» nel Sudafrica e il sistema «Gachacha» nel Ruanda, che contribuiscono a superare una situazione estremamente difficile; e soprattutto tutti gli sforzi per stabilire la giustizia restauratrice in numerosi paesi.

Tuttavia in troppi paesi d'Africa, d'America latina e d'Asia, le condizioni di detenzione sono particolarmente indegne. Noi scongiuriamo i governi di questi paesi di provvedere al diritto alla vita e ai bisogni fondamentali dei detenuti: l'ammasso delle persone in cella, il difetto di alimenti e di cure sanitarie…, sono intollerabili.

 

6. Noi siamo consapevoli che è necessario intensificare gli sforzi per organizzare una solida formazione a beneficio di tutti i cappellani delle carceri, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

Ci sappiamo uniti nel nostro compito ai nostri fratelli di tutte le cappellanie cristiane: nel nome di Dio, dobbiamo tutti affermare e difendere i "diritti dell'uomo" in detenzione.

Noi apprezziamo il crescente investimento nelle carceri di molte O.N.G. il cui lavoro è complementare al nostro.

Infine, ci auguriamo la migliore cooperazione con i servizi della Santa Sede, in particolare con la commissione "Giustizia e Pace", con le Conferenze Episcopali e con le Nazioni Unite.

 

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